Sabato 6 novembre 2021 resterà una data indelebile nel mio cuore. Nonostante siano già passati due giorni, ancora stento a crederci. E’ come se avessi vissuto in una favola, e credo che a lungo riavvolgerò il nastro per assaporarne nuovamente la magia.
Questa volta è davvero difficile, forse impossibile, trovare parole che possano descrivere emozioni, sensazioni, sentimenti, che si sono susseguiti a ruota libera, nello scorrere degli attimi ritmato dal battito di un cuore a stento trattenuto nel petto.
La gioia più grande è aver goduto di ogni singolo istante trascorso dall’alba, quando gli occhi si sono aperti, accarezzati da un sole con la sciarpa al collo, alla sera, quando la notte ha posato il suo mantello e la pioggia ha cominciato la sua scrosciante danza.
Roma, città di cantautori, scrittori, poeti. Roma città d’arte e letteratura. Roma città di una bellezza senza fine. Così è iniziata la giornata. A spasso tra Piazza Venezia, Fori Imperiali, Colosseo, Fontana di Trevi, ad ammirare ogni singolo pezzo di un puzzle che nonostante 2500 anni di storia non presenta alcun graffio.
Poi nel cuore del pomeriggio, il passaggio del testimone, dal palcoscenico storico geografico della città a quello culturale del Teatro Petrolini.
Artisti e scrittori seduti in sala per ricevere ciascuno il proprio riconoscimento, spinti da un fine comune: respirare, trasmettere e dare voce alla cultura, in qualsiasi forma, poesia, racconto, libro, musica o ballo.
Anche a volermi sforzare, non riesco a dare un abito ed una fisionomia alle emozioni ed ai pensieri che tuttora si manifestano nella mia mente. Se poi penso agli attimi in cui sono salito sul palco, chiamato a ricevere il premio per la vittoria del concorso, ed a quelli che sono seguiti, dalla recitazione della mia poesia, alle riflessioni esternate in pubblico successivamente al verso conclusivo, passando attraverso l’agitazione, subito impercettibile sugli sguardi delle mie bimbe, e la commozione, calorosa prima e torrenziale poi nei loro occhi, beh allora tutto diventa (concedetemi il termine) un “casino”, un inebriante “casino”.
Presto dovrò svegliarmi da questo vortice impazzito perchè quanto vissuto non può e non deve essere un punto di arrivo ma una rampa di lancio verso nuovi orizzonti. Con tanta umiltà ed altrettanta ambizione.
Un doveroso grazie a mia moglie, una fonte di ispirazione di valore inestimabile, ed alle nostre due splendide bambine, per l’amore che ogni giorno mi trasmettono e per la spinta che mi danno nel dare luce a ciò che scrivo.
Ad Angelica Loredana Anton, presidentessa di Area Cultura, per aver creduto nelle mie possibilità ed avermi aperto le porte dei concorsi.
A Claudio Germano’, per aver dato voce alle parole della mia poesia.
Alla giuria, per avermi omaggiato del loro voto.
Grazie di cuore a tutti.
Alessandro